52 come

Murales

52.

52 come il numero atomico del Tellurio.

52 come il numero delle carte da gioco.

52 come i tasti bianchi di un pianoforte.

52 come il prefisso internazionale per chiamare in Messico.

52 come gli episodi di Trollhunters.

52 come le settimane comprese (solitamente) in un anno.

Uno a settimana. Per 52 settimane. 52 post.

Per acquisire un modus operandi professionale, si fa per dire, ho anche comprato un’agenda. Oggi. Ad anno già iniziato. Non ho mai avuto un buon rapporto con le agende: l’ultima volta ho avuto la brillante idea di iniziarla a fine marzo. Inutile dire che ai primi di giugno era già lì sulla scrivania, inutilizzata, intenta a fissarmi con uno sguardo ricolmo di disapprovazione. Quindi da venerdì avrò un post a settimana e un’agenda, anzi un bullet journal – perché le incompiutezze non mi danno piena soddisfazione se solo appena accennate, anelo direttamente al fallimento eclatante con standing ovation e bacio accademico –  da compilare nella più rosea delle ipotesi settimana per settimana e da consultare, applausi a scena aperta e lancio di fiori, almeno una volta al mese. Il primo mese. Prima di sacrificarla al dio della Procrastinazione.

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